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Facciate prefabbricate in legno: il retrofit che accelera tempi, comfort e sicurezza

Intervista agli ingegneri Fabio Ferrario e Marco Raviolo, specializzati in retrofit edilizio

Prefabricated timber facade module with windows for off-site retrofit installation on existing buildings
Prefabricated facade retrofit on existing building showing installation phases and building envelope transformation
BIM model of prefabricated facade retrofit system showing building envelope structure and off-site construction
Prefabricated timber facade panel installation on site for off-site retrofit and building envelope upgrade
Timber construction site with temporary safety guardrails for prefabricated facade installation and off-site building retrofit
Prefabricated timber facade with Rothoblaas membrane installed in factory for airtight building envelope retrofit
Rothoblaas structural connections and membrane detail in prefabricated timber facade for building retrofit
Installation of prefabricated timber facade with mechanical connections during off-site retrofit on existing building
Autore: ROTHOBLAAS

Dalla riqualificazione energetica all’adeguamento sismico, le facciate prefabbricate in legno si stanno affermando come una delle soluzioni più interessanti per intervenire sugli edifici esistenti. Soprattutto quando l’intervento deve tenere insieme efficienza, tempi di cantiere e qualità architettonica. Ma cosa comporta davvero spostare l’involucro in una logica off-site? E quali condizioni rendono questa soluzione competitiva rispetto ai sistemi tradizionali? Ne abbiamo parlato con gli ingegneri Fabio Ferrario di Armalam e Marco Raviolo di d-quadro, in occasione del Mass Timber Seminar Italia.

Quali sono i principali vantaggi delle facciate prefabbricate off-site rispetto a un intervento tradizionale?


Il primo elemento distintivo dell’off-site – introduce Ferrario – è la possibilità di industrializzare il processo. Se da un lato si allungano i tempi di progettazione e preparazione, dall’altro si riduce notevolmente il tempo di cantiere, che può arrivare anche a un terzo rispetto a soluzioni convenzionali. A questo si aggiunge un secondo aspetto: trasferire lavorazioni complesse in fabbrica significa sottrarle alla variabilità del cantiere e alla disponibilità, non sempre adeguata, di manodopera specializzata.

Un vantaggio ulteriore – aggiunge Raviolo – si presenta nei casi di retrofit antisismico: con il legno, soprattutto nel retrofit edilizio, è possibile ottenere contemporaneamente miglioramento strutturale e salto prestazionale dell’involucro, evitando di dover affrontare in tempi diversi rinforzo e isolamento.

Prefabricated facade retrofit on existing building showing installation phases and building envelope transformation
BIM model of prefabricated facade retrofit system showing building envelope structure and off-site construction

In quali tipologie di edifici vedete oggi il maggiore potenziale di applicazione?

L’idea iniziale – convengono entrambi gli ingegneri – era puntare sul residenziale privato, dove una facciata prefabbricata in legno può rappresentare una soluzione più performante e architettonicamente più evoluta rispetto a un cappotto tradizionale. Con il tempo, però, il potenziale più interessante è emerso nel terziario, in particolare negli edifici in calcestruzzo armato degli anni Cinquanta e Sessanta, spesso ormai obsoleti sul piano energetico e poco competitivi. Negli ultimi anni anche il patrimonio pubblico si è rivelato un ambito particolarmente promettente, a partire dalle scuole. In questi contesti, l’intervento di retrofit dell’involucro risponde contemporaneamente agli obblighi di efficientamento energetico e alle esigenze di adeguamento sismico, rendendo l’investimento più solido dal punto di vista tecnico ed economico.

Tra i casi più significativi, quello del Liceo di Fossano: un edificio in calcestruzzo armato oggetto di un intervento di retrofit antisismico con esoscheletro in X-LAM, realizzato da d-quadro. La possibilità di lavorare dall’esterno ha consentito di preservare aule, impianti e arredi, accelerando il cantiere e rendendo più efficiente la gestione dei costi e delle fasi di lavorazione.

Quando si parla di facciate prefabbricate off-site, di cosa parliamo concretamente? Quali elementi arrivano in cantiere già completati?


Si tratta – prosegue Ferrario – di superare una visione riduttiva dell’involucro: l’obiettivo non dovrebbe essere solo “efficientare”, ma progettare edifici capaci di offrire benessere in modo misurabile. In questa prospettiva si inserisce l’esperienza di Renew-Wall, sistema modulare sviluppato per una riqualificazione energetica e architettonica non invasiva. Applicabile dall’esterno, è pensato per integrare, in un unico elemento prefabbricato, isolamento termico, serramenti, schermature e ventilazione meccanica controllata. Il sistema nasce per coniugare comfort e prestazioni, con un approccio che punta a ridurre l’impatto del cantiere sugli abitanti e ad aumentare la qualità complessiva dell’intervento. A Povo – aggiunge Ferrario, citando alcuni dei lavori più recenti – nel contesto del progetto europeo ARV, il sistema Renew-Wall è stato applicato su un edificio residenziale abitato, dimostrando la possibilità di intervenire dall’esterno in tempi molto contenuti e senza impalcature. A Greve in Chianti, invece, all’interno del progetto INFINITE, l’impiego di pannelli prefabbricati multifunzionali ha evidenziato come la riqualificazione off-site possa integrare involucro e componenti impiantistiche in una logica di deep retrofit industrializzato.

Prefabricated timber facade panel installation on site for off-site retrofit and building envelope upgrade

La strategia è chiara: trasferire in fabbrica il maggior numero possibile di lavorazioni. Nei mercati più evoluti del Nord Europa – osserva Raviolo – i pannelli arrivano già finiti, mentre in altri contesti alcune lavorazioni vengono completate in opera. Anche in questi ultimi casi, il vantaggio resta evidente: meno attività in quota, più controllo qualitativo e tempi di montaggio più rapidi.

Che ruolo gioca il Design for Assembly nella progettazione dell’involucro?

Per funzionare davvero – evidenzia Ferrario – la prefabbricazione richiede un processo di rilievo accurato, la ricostruzione del modello digitale e una progettazione esecutiva estremamente precisa. Il BIM, in questo senso, non è solo uno strumento di rappresentazione, ma un supporto operativo che consente di trasformare l’esistente in un sistema montabile con tolleranze controllate. L’ingegnerizzazione, insomma, è ciò che permette al cantiere di diventare davvero rapido, affidabile e replicabile.

Uno dei nodi del cantiere tradizionale è il ponteggio. Come si supera questo limite?

La riduzione del ponteggio – spiega Ferrario – passa attraverso una posa gestita da autogrù per sollevare e avvicinare i pannelli alla facciata, fino al loro fissaggio diretto alla struttura. In molte situazioni, questo approccio consente di ridurre drasticamente o persino eliminare i ponteggi.

Nel caso della progettazione dei nuovi uffici di d-quadro, invece, il montaggio è stato organizzato con parapetti provvisori in legno fissati ai pilastri e linee vita installate sul solaio in X-LAM, così da gestire dall’interno il fissaggio dei moduli arrivati dall’esterno. Il risultato, sottolineano entrambi, è un cantiere più pulito, meno invasivo e con rischi più controllabili.

Timber construction site with temporary safety guardrails for prefabricated facade installation and off-site building retrofit

Perché il legno è particolarmente adatto a questi sistemi? E come si risolve il tema delle connessioni?


Il legno offre un rapporto molto favorevole tra rigidezza e peso, una caratteristica decisiva quando si interviene su edifici esistenti e si vuole limitare il carico aggiuntivo sulla struttura. Il tema delle connessioni resta centrale: il sistema deve essere qualificato e garantire sicurezza sia dal punto di vista statico sia sismico. Soluzioni come HBS PLATE, angolari per fissaggi piccoli, così come viti e piastre certificate consentono di realizzare collegamenti affidabili e coerenti con le prestazioni richieste.

Prefabricated timber facade with Rothoblaas membrane installed in factory for airtight building envelope retrofit
Rothoblaas structural connections and membrane detail in prefabricated timber facade for building retrofit

Come si affrontano temi come comportamento al fuoco, durabilità e manutenzione?


Su questo punto entrambi gli ingegneri insistono sulla stessa idea: non esistono scorciatoie. Il comportamento al fuoco va studiato a progetto fin dalle prime fasi, definendo la compartimentazione, la protezione degli interstizi e la strategia complessiva di sicurezza. Allo stesso modo, la modularità dei pannelli deve essere calibrata su peso, dimensioni, trasporto, orientamento di posa e destinazione d’uso. La durabilità – sottolinea Ferrario – è un requisito che il sistema deve garantire in modo certificato. Il tema – conclude Raviolo – è proprio l’approccio olistico, che bisogna adottare nella progettazione di una facciata prefabbricata, considerando esigenze di tenuta all’aria, impermeabilizzazione, isolamento termico ed acustico, strutture, antincendio e manutenzione. Ogni dettaglio costruttivo va risolto, considerando queste esigenze progettuali e sviluppando le soluzioni in collaborazione con fornitori ed installatori, per garantire la correttezza di ogni step dalla produzione alla posa finale in cantiere.

Installation of prefabricated timber facade with mechanical connections during off-site retrofit on existing building

Si tratta, insomma, di soluzioni relativamente nuove, che richiedono committenze consapevoli, una filiera ben coordinata e un approccio progettuale integrato. Ma è proprio in questo equilibrio che si apre una prospettiva concreta: trasformare il retrofit in un processo non solo più performante, ma anche replicabile e scalabile.

Per approfondire soluzioni e tecnologie per l’involucro edilizio, consulta il catalogo Rothoblaas dedicato.

Riproduzione riservata

Dettagli tecnici

Aziende:
Armalam, d-quadro
Paese:
Any
Prodotti:
HBS PLATE
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